Aprire Nuovi Mercati Parlando Nuovi Linguaggi
Fino a non molto tempo fa era opinione comune tra gli addetti ai lavori che l’inglese rappresentasse una sorta di lingua franca del Web. Gli utenti Intenet nel loro complesso, si sosteneva, rappresentano un target tecnologicamente e culturalmente evoluto, capace di comprendere la lingua inglese a prescindere dal fatto che essi vivano o meno in un paese di lingua anglosassone.
Sulla base di questo assunto, per molto tempo si è pensato che un sito in lingua inglese fosse la condizione necessaria e sufficiente per raggiungere la stragrande maggioranza dei potenziali clienti. Se non avete ancora avuto modo di realizzare l’entità del cambiamento intervenuto, sappiate che il numero degli utenti Internet che non parlano inglese ha superato ampiamente il numero di coloro che lo parlano ed ogni mese che passa la forbice tra i due gruppi si allarga sempre di più a favore del primo.
Un canbiamento di tale portata non poteva certo passare inosservato. Un articolo apparso di recente sul sito web del quotidiano USA Today sottolineava come i maggiori siti del segmento travel stiana facendo a gara nel lanciare piattaforme multilingua. Nel leggere che la catena Ritz-Carlton ha da poco introdotto la versione in cinese e giapponese del proprio sito e che Marriott ha fatto lo stesso col cinese e con lo spagnolo, non ho potuto fare a meno di abbozzare un sorriso: sono almeno cinque anni che il sito web del mio hotel è consultabile in sei lingue differenti.
Non che io abbia il dono della preveggenza: molto più prosaicamente l”hotel da me diretto si trova su di un’isola del mar Tirreno a poca distanza dalle coste della Toscana. In Italia la stagione turistica dura meno di due mesi all’anno e per questo motivo ho sempre pensato che puntare su un target internazionale fosse il miglior sistema per avere una stagione che durasse più a lungo. Una volta fatta la scelta di puntare su una clientela internazionale, il fatto che il sito dell’hotel dovesse parlare in tedesco ai tedeschi, in francese ai francesi, in olandese agli olandesi e via seguitando, è stata solo una logica conseguenza.
Non vi nascondo che gestire un sito multilingua si è rivelato tutt’altro che semplice, anche perchè nel caso specifico non mi sono limitato semplicemente a far tradurre le pagine statiche del sito. Gli interventi di localizzazione hanno interessato anche gli script che gestiscono il sistema per il controllo della disponibilità delle camere, quello per la raccolta delle prenotazioni e, non da ultimo, il sistema per i pagamenti online delle caparre. Questo significa che tutte le volte che è stato necessario modificare una procedura, la modifica ha dovuto essere ripetuta tante volte per quante sono le lingue del sito con notevole dispendio di tempo ed aggravio di costi.
Tuttto questo senza considerare che se un visitatore trova il sito tradotto nella sua lingua, naturalmente si aspetta di poter comunicare in tale lingua anche via e-mail. Così se il sito è stato tradotto in sei lingue come nel mio caso, dovete aspettarvi di ricevere delle e-mail in altrettante lingue ed attrezzarvi di conseguenza. Alternativamente, occorrerà specificare chiaramente quali sono le lingue nelle quali si può comunicare via email con il personale.
Un altro aspetto da non sottovalutare è quello legato alla qualità della traduzione. Su Internet ci sono dozzine di società che offrono servizi per la localizzazione di siti web ma la qualità del servizio offerto da molte di queste lascia alquanto a desiderare. Quello che è peggio è che se nessuno del vostro staff conosce bene la lingua in cui avete fatto tradurre il sito, potreste anche non accorgervi mai che la traduzione contiene degli errori grossolani quando non addirittura imbarazzanti.
Per quella che è la mia esperienza al riguardo, ritengo che molti errori potrebbero venire evitati se invece di limitarsi ad una semplice traduzione dei testi si cercasse di fare su di essi un lavoro di adattamento linguistico. Per questo motivo, a volte un copywriter esperto può garantire risultati migliori che non un semplice traduttore. A prescindere dal tipo di figura professionale coinvolta, ciò che può realmente fare la differenza è il fatto che il soggetto in questione abbia diretta conoscenza della materia. Questo è ancora più importante del fatto che esso sia o meno di madrelingua.
Un ulteriore accorgimento consiste nell’utilizzare per le varie versioni i corrispondenti domini nazionali di secondo livello (ad esempio .co.uk per il Regno Unito, .de per l a Germania, .fr per la Francia, .it per l’Italia, …). La registrazione dei domini di secondo livello è importante perchè facilita l’inserimento del sito dell’hotel nelle directory che accettano unicamente siti nazionali e perchè essa offre un certo vantaggio di posizionamento quando un potenziale cliente utilizza un motore di ricerca a carattere nazionale oppure la versione localizzata di Google.
Se la vostra azienda ha sede in uno dei paesi appartenenti all’Unione Europea, la registrazioni di questi domini non rappresenta un problema. in caso contrario perchè la registrazione vada a buon fine potrebbe essere necessario che la vostra azienda disponga di un contatto locale. Se ciò dovesse essere un problema, sappiate in ogni caso che esistono società specializzate nella registrazione di domini presso i registri nazionali dei vari paesi che possono aiutarvi a trovare una soluzione senza spendere un patrimonio.
In conclusione, anche se sicuramente più complicato da gestire, un sito multilingua rappresenta un vantaggio competitivo che non è assolutamente il caso di lasciare alla concorrenza, soprattutto se si considera che proprio in questo periodo i cambiamenti dell’economia mandiale e la rivoluzione dei voli “low cost” stanno modificando profondamenti i flussi tursistici apendo nuove opportunità per gli operatori più attenti. Ecco perchè a breve porterò ad 8 il numero delle lingue in cui il sito del mio hotel potrà venire consultato. Sayonara…
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